Metafora (i)

Il termine ‘metafora’ è di origine greca, deriva dal verbo ‘metafèro’ (‘trasferi-sco’); con esso si intende la sostituzione di un termine proprio con uno figurato in seguito ad una trasposizione simbolica di immagini.
Le metafore sono potenti mediatori didattici che fanno parte integrante di qualsiasi processo educativo. Hanno il ruolo di traghettare da un campo d’esperienza familiare – e dalle concezioni ad esso collegate – ad uno sconosciuto, attraverso l’esplorazione di elementi percepibili come comuni sia alla situazione di partenza che a quella d’arrivo.
Alcuni esempi:
la ‘cornicetta’ costruita usando secondo certe regole due o più timbri richiama, attraverso la replica di alcuni gesti, l’idea della ripetizione del modulo che caratterizza una successione;
una sedia non occupata, oppure una coperta con una stoffa che impedisca di scorgerne il colore, una scatola capovolta posta sopra un oggetto in modo da nasconderlo, si rifanno all’esperienza ben nota ai bambini del mistero, del segreto, dell’indovinello ed eccitano la curiosità verso la scoperta; in questo modo diventano efficaci metafore dell’incognita; l’esperienza porta a dire che queste attività sono molto fruttuose anche con alunni della scuola dell’infanzia, ma allo stesso tempo è del tutto naturale che essi mostrino, soprattutto nelle fasi iniziali, delle difficoltà nel comprendere che si può ragionare attorno a qualcosa che non si conosce;
una fila di seggiole che prosegue oltre una porta aperta o una collana di pasta che continua nel pugno chiuso richiamano l’idea di qualcosa ‘che non finisce mai’ e avvicinano in modo convincente ad un’idea embrionale di infinito.

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