Decentramento

Sabatini-Coletti, alla voce corrispondente, definisce l’operazione come lo spostamento dal centro alla periferia di attività produttive o culturali, di servizi, di uffici, ecc…. In ambito didattico e pedagogico, il termine indica la condizione in assenza della quale ogni scambio dialogico e comunicativo risulta improduttivo. In altre parole, è la condizione per ogni dialogo e per ogni scambio comunicativo nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto nelle relazioni educative e di insegnamento. Suppone che l’insegnante si decentri sull’alunno, si sforzi di capirne i problemi e la condizione affettiva, cognitiva, psicologica in generale. In sostanza, decentrarsi sull’altro comporta in qualche modo l’azzeramento momentaneo di sé per mettersi in toto nella logica dell’interlocutore e assumerne umilmente il punto di vista.
Tutto questo implica un atteggiamento continuo di dubbio e di interrogazione rispetto agli atteggiamenti dell’altro: il che significa chiedersi continuamente perché l’alunno, nel caso specifico, faccia certe affermazioni piuttosto che altre, esprima certi giudizi, risponda in un certo modo piuttosto che in un altro; perché non risponda in modo corretto o non risponda affatto alle domande dell’insegnante, o perché non interagisca nel dialogo. In questa logica il termine rinvia a un’altra parola-chiave, e cioè a enciclopedia.
Qui il termine è da intendersi come totalità di un sapere, altro dal nostro, nel quale entrare e del quale assumere la logica e la condizione. Decentrarsi sull’alunno significa in parole più semplici chiedersi continuamente perché egli non possa o non voglia rispondere ad alcune domande, perché non conosca certe cose, non abbia certi saperi. E significa soprattutto, sul piano pratico e operativo, non meravigliarsi per l’assenza di saperi o di conoscenze, ma cercare la ragione e la motivazione di tali assenze: molto spesso la ragione è da cercarsi nel fatto semplice che nessuno ha mai detto a Pierino qualcosa o che Pierino certe esperienze non le ha mai avute.
Il termine rinvia, e non così tangenzialmente, alla teoria di Lucia Lumbelli della parafrasi a specchio: rispecchiarsi nell’altro e rinviargli un messaggio verbale più chiaro e meglio detto contribuisce fortemente alla sua rassicurazione.

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