Indice di presenza dell’insegnante nei processi di verbalizzazione

Si ritiene che vi sia una relazione forte tra la costruzione dei significati in un qualsiasi ambito disciplinare e le modalità sociali attraverso le quali essa viene attuata. Per chiarire questo concetto introduciamo l’Indice di presenza dell’insegnante nei processi di verbalizzazione, così come emerge da un’analisi, per ora puramente quantitativa, dei diari: lo definiamo come rapporto fra il numero di frasi dette dall’insegnante (Fi) e il numero di frasi dette dagli alunni (Fa):
IP=Fi/Fa
Dai diari si ricavano due situazioni-tipo:
(A) IP=22/176=0,12
(B) IP=132/146=0,90
ossia:
(A) A 22 questioni dell’insegnante corrispondono 176 interventi degli alunni.
(B) A 132 questioni dell’insegnante corrispondono 146 interventi degli alunni.
IP, in linea teorica, oscilla quindi quindi fra due valori: 0>IP>1
Si può dire che quanto più IP si avvicina a 0 tanto più la presenza dell’insegnante è discreta, quanto più si avvicina a 1 essa è invadente (in realtà IP può essere maggiore di 1, ma siccome è raro che il numero degli interventi dell’insegnante superi quello degli interventi degli alunni, ipotizziamo 1 come estremo superiore dell’intervallo).
IP costituisce una base significativa per riflettere sulle interazioni docente/alunni e alunni/alunni e su come tali interazioni influenzino i processi cognitivi e il controllo sulle conoscenze.
Trascurando ora le lezioni frontali, decisamente poco frequenti nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado, concentriamoci su quelle dialogate e sul ruolo che assume l’insegnante nella conduzione delle discussioni.
(a) Ad un estremo (IP tendente a 0) c’è la lezione in cui si favorisce la devoluzione (indipendentemente dalle competenze disciplinari e linguistiche degli alunni); l’insegnante lascia ampio spazio agli interventi individuali favorendo coerenza, completezza, correttezza lessicale, promuovendo il dialogo fra pari, ponendosi ai margini della discussione (abbiamo chiamato questo ruolo smistatore di traffico argomentativo), stimolando la discussione proponendo questioni intermedie di supporto, registrando pubblicamente le varie fasi alla lavagna o sulla LIM.
(b) All’altro estremo (IP tendente a 1) c’è la lezione ‘botta/risposta’ in cui ad ogni domanda segue una risposta più o meno corretta che induce la domanda successiva e così via (successione di interventi con la prevalenza del modulo IA, dove I=Insegnante, A=Alunno). Molto spesso gli insegnanti, in buona fede, ritengono di fare una lezione dialogata ma in realtà la conducono attraverso una sequenza talvolta ansiosa di passaggi in cui mantengono il ruolo costante di ago della bilancia attraverso una catena di domande alle quali corrisponde un’altrettanto nutrita catena di risposte. In questi casi è carente l’aspetto della devoluzione: l’alunno non assume su di sé la responsabilità della costruzione del sapere. D’altro canto è difficile che questo accada se l’impegno maggiore è quello di rispondere’in velocità’, spesso con estrema sinteticità. Manca il tempo per la riflessione e si favoriscono le posizioni di dipendenza degli alunni, a scapito di una costruzione consapevole di significati.

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