Pseudo equazione, equazione ibrida

Assieme ad equazione ibrida, è un termine coniato dal ricercatore J. T. Da Rocha Falcão per indicare i modi nei quali alunni di 8–10 anni non ancora introdotti all’algebra risolvono dei problemi algebrici grazie alle suggestioni indotte da una preventiva rappresentazione che può essere spontanea oppure – più frequentemente – opportunamente indotta dall’insegnante. La soluzione del problema è ottenuta attraverso l’elaborazione di equazioni ibride, nelle quali coesistono linguaggio naturale, linguaggio iconico e operatori formali matematici.
Naturalmente le pseudo equazioni non vengono manipolate dagli alunni in modo algebrico, in quanto il loro scopo è di servire soltanto da guida nell’individuazione delle operazioni aritmetiche da eseguire.
La pseudo equazione è il risultato di un’impostazione metodologica che abitua prima a rappresentare il problema, e poi a risolverlo.
Questi ricercatori hanno mostrato come tali atteggiamenti si riscontrino anche in alunni molto giovani (6-7 anni) collocabili, di fatto, nella zona di sviluppo prossimale relativamente alla rappresentazione algebrica, in cui le indicazioni e i suggerimenti provenienti dall’insegnante giocano un ruolo importante nell’attribuzione di senso all’algebra e nell’individuazione di strategie di soluzione di problemi.
In conclusione: anche queste ricerche consolidano l’ipotesi che un lavoro importante per favorire il pensiero pre-algebrico possa essere iniziato molto prima di quanto non accada tradizionalmente con allievi di 12-13 anni, a condizione che si predisponga nella classe durante le attività di matematica un contesto socio-culturale in cui possano essere esplorati i principali aspetti dei campi concettuali dell’algebra.

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