Rappresentazioni interne ed esterne e costruzione sociale della conoscenza

(Unità 12, Nota 18, pag. 118)

Un allievo, di fronte ad una qualsiasi sollecitazione, tende a costruirsi – anche involonta-riamente – un’immagine mentale della situazione problematica che sta affrontando: ascoltando, o leggendo, o osservando, o studiando. Si costruisce cioè quella che viene chiamata rappresentazione interna, ovviamente ‘invisibile’ agli altri.
Per divenire trasparente la rappresentazione deve essere comunicata mediante la traduzione in un modello esterno attraverso un linguaggio: naturale (orale o scritto), iconico, sagittale, grafico, gestuale, e così via, spesso mescolati fra loro (nelle classi partecipanti al progetto ArAl viene spesso costruito assieme alla classe questo disegno):

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L’alunno deve sentirsi libero di sperimentare queste possibilità, tanto più che la ricerca ha messo in evidenza la relazione tra la capacità di produrre e/o interpretare concetti matematici attraverso codici rappresentativi diversi e la formazione di conoscenze significative stabili.
Ma gli alunni devono essere resi consapevoli del perché sia importante il passaggio alla rappresentazione esterna.
La prima ragione, ovvia, è che solo la rappresentazione esterna consente di valutare l’adeguatezza della propria rappresentazione interna.
Ma c’è una seconda ragione, per certi aspetti ancora più importante: le diverse rappre-sentazioni esterne possono essere confrontate tra loro e diventano quindi importanti, oltre che per i singoli, per tutta la classe. Una volta che sono state messe in comune, infatti, ogni alunno ha la possibilità di partecipare – attraverso il loro confronto, e mettendosi in gioco nell’analizzarle – alla costruzione collettiva della conoscenza, assumendosi la sua parte di responsabilità in questo processo, e superando così la tradizionale delega all’insegnante nella veste di unico detentore della conoscenza (vedi a questo proposito il costrutto di devoluzione).

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