Testo

È il termine più vuoto ma anche più pieno (e forse più frequente) presente in linguistica.
È difficile fare un inventario completo ed esaustivo delle tante definizioni che, soprattutto in questi ultimi decenni, sono state date del termine. Nella parola è presente in radice il verbo texere, da cui textus, letteralmente tessuto, intrecciato. Con una metafora, già usata da Cardona, l’attività della parola è assimilata all’operazione del tessere. Da qui una serie di espressioni che rinviano appunto al campo semantico appena indicato: il filo del discorso, la trama, l’ordito di una narrazione. E quindi, il discorso, che è il prodotto complessivo del parlare le cui unità si connettono e concatenano come i fili del discorso.
Più puntualmente e fuor di metafora, il termine indica le unità linguistiche di ordine superiore alla frase, un insieme di n frasi non importa quanto esteso, purché caratterizzato da funzione comunicativa, dalla presenza di un tema (di un argomento cioè, di un senso); e inoltre dalla presenza di coesione e di coerenza in particolare. Paradossalmente si può dire che tutto è testo: testo è l’insegna di un negozio, testo è il cartellone pubblicitario in una strada, testo è il romanzo I promessi sposi di Manzoni o anche un suo capitolo. Testo è anche la parola-frase che il bambino pronuncia per avere qualcosa, un suo ‘pensierino, una sua storia, scritta o detta. A livello cognitivo dobbiamo dire che noi pensiamo per testi, vale a dire per parole messe insieme in discorso: le stesse parole-stimolo non sono altro che testi potenziali in quanto non compiutamente realizzati.

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